Mercatopoli: i negozi dell’usato dove il vintage va di moda – #IovendoconMercatopoliperché

Alessandro Giuliani

Hai ritrovato il vestito firmato usato una volta ma che non ti entra più? Oppure hai un servizio che ti hanno regalato al matrimonio e che non hai mai utilizzato? Per liberare spazio in casa e allungare la vita degli oggetti, Mercatopoli offre una catena di negozi dell’usato che rimettono in circolo ciò che abbiamo acquistato e non usiamo più. Ho intervistato il fondatore di Mercatopoli, Alessandro Giuliani: ecco quello che mi ha raccontato.

Come nasce l’idea di economia circolare di Mercatopoli?

Mercatopoli nasce come un sistema per riutilizzare degli oggetti. Siamo sempre stati abituati a un’impostazione consumistica della nostra società, dove un oggetto viene prodotto con l’obiettivo di diventare un rifiuto nel più breve tempo possibile, proprio per dare la spinta alla produzione di prodotti sempre nuovi, Mercatopoli vuole essere un modo intelligente per contrastare questa impostazione, che non sostenibile.

Nei negozi proponiamo quindi dei prodotti portati in vendita da una persona, in maniera che possa essere riutilizzato da qualcun altro. Allungando la vita utile dell’oggetto.

Qual è il modello di business di Mercatopoli?

Mercatopoli è un negozio dell’usato. Quindi non è il classico mercatino con cose accumulate e impolverate. L’idea alla base del progetto è di rendere smart il mercato second-hand. Si tratta quindi di uscire dalla logica della stigmatizzazione del prodotto usato, che generalmente viene considerato un sottoprodotto del nuovo, ovvero un prodotto di serie B.

Mercatopoli vuol dare al mercato di seconda mano una collocazione parallela al mercato del nuovo.

Sulla base di queste considerazioni, dobbiamo ragionare in termini di selezione del prodotto: per cui un negozio con dei reparti ben definiti, pulito, luminoso, con articoli accuratamente selezionati da addetti esperti e formati. Mercatopoli sostiene il suo business unicamente con le provvigioni ricavate dalla vendita degli oggetti. Non riceve finanziamenti e non ha diritto a particolari agevolazioni fiscali, È un’impresa, generalmente di carattere familiare, che crea posti di lavoro attraverso l’economia del riutilizzo e, con il rimborso ai clienti venditori di parte dell’incasso, contribuisce al sostegno di un’economia prettamente locale.

Ma riuscite a vendere tutti gli oggetti che vi portano?

Pur con una selezione accurata riusciamo a vendere molto ma ovviamente non tutto. Garantiamo però un tempo di esposizione in negozio minimo – di 60 o di 90 giorni – durante il quale ci impegniamo per vendere l’oggetto. Garantiamo comunque la possibilità per il venditore di riprendersi l’oggetto, fino alla fine del tempo minimo di esposizione.

Rispetto alla questione dell’economia circolare, ci sono delle agevolazioni per voi che vi occupate di allungare la vita dei prodotti?

Purtroppo al momento no. Ci sono due questioni: una è l’IVA. Siamo infatti equiparati a un’attività commerciale normale, per cui anche per noi l’Iva pesa per il 22%. C’è un tavolo aperto con il Ministero dell’Economia, al quale partecipo in qualità di rappresentante del settore usato in conto terzi per Rete ONU, l’Associazione Nazionale Operatori dell’Usato, in cui chiediamo, visto che questa è un’attività di prevenzione dei rifiuti che permette un risparmio sostanzioso alla collettività, che l’IVA possa essere equiparata alle altre attività di prevenzione dei rifiuti e quindi al 10%.

La seconda questione è più complicata perché si sviluppa a livello comunale. Solitamente la Tassa Rifiuti per questa attività viene applicata al pari di un esercizio al dettaglio, quindi come un normale negozio, pur non producendo rifiuti (visto che li preveniamo). Tra l’altro non facciamo alcuno smaltimento di imballi come invece è tipico dei negozi normali. Purtroppo la discrezionalità per la Ta.Ri. viene lasciata ai Comuni che decidono come meglio interpretano e spesso con un occhio di riguardi ai loro bilanci, anche in virtù del fatto che non ci sono norme di indirizzo di carattere nazionale. La mia speranza è che queste tematiche vengano affrontate e risolte in un prossimo intervento legislativo sull’economia circolare.

Come si integra l’e-commerce, presente sul sito di Mercatopoli, con i negozi fisici?

Il nostro approccio nasce da una presa di consapevolezza: non esiste più un mercato online e uno offline. Esiste un mercato unico che si sviluppa sui canali online e offline ed è quindi necessario renderli sinergici. Quando il venditore porta un oggetto per la vendita, il gestore effettua la selezione, valuta il prodotto e scatta le foto, che vengono automaticamente inserite sulla piattaforma di e-commerce. Dalle nostre analisi, fatto 100 il numero di clienti che vedono oggetti interessanti in e-commerce, circa 80contattano il negozio per prenotarli e poi passare ad acquistare in negozio. Gli altri 20 acquistano direttamente online, soprattutto abbigliamento di firma e oggetti da collezione. Ovviamente abbiamo implementato una piattaforma che gestisce entrambe le modalità.

Come si completa il ciclo? Dove va a finire l’invenduto che rimane in negozio?

L’invenduto che il cliente venditore non ritira, viene donato a HUMANA People To People Italia Onlus. Questa sinergia è al momento attiva in molte regioni del nord Italia ma la stiamo allargando anche al centro sud. Grazie ad Humana, gli oggetti (soprattutto abbigliamento) vengono ricollocati in alcuni Paesi nel sud del mondo o nell’est europeo. Attraverso questo sistema Mercatopoli, assieme ad Humana, sostiene il progetto “Maestri del futuro”, a Maputo in Mozambico aiutando una scuola magistrale che si occupa di formare insegnanti per le scuole primarie, in particolare nelle zone rurali del Paese. La proposta formativa è incentrata sulla capacità di insegnare con metodi pedagogici moderni e di contribuire alla diffusione di cultura nel territorio.

Mercatopoli è quindi un modello di responsabilità sociale che si basa sull’allungamento del ciclo di vita dei prodotti che si basa su un business che sostiene l’economia locale,con una “coda” di solidarietà a sostegno di progetti nel sud del mondo, resa fattibile attraverso l’invenduto che il venditore decide di lasciare.

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